Castelsaraceno, piccolo centro situato a 1000 metri sul livello del mare nella provincia di Potenza, dalla quale dista 123 chilometri, si colloca in posizione quasi baricentrica tra le valli dei fiumi Agri e Sinni, e tra due importanti parchi nazionali (da qui Paese dei due Parchi): il Parco Nazionale del Pollino e dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Nel 2015 l’UNESCO ha inserito il Parco Nazionale del Pollino tra i siti patrimonio dell’umanità.

Adagiato tra il monte Alpi ed il monte Raparo, scudi difensivi della sua opulenza naturalistica, è immerso in uno scenario unico e raro, un ecosistema incontaminato dove flora, fauna e erbe officinali trovano il loro habitat naturale.

Monte Alpi (Parco Nazionale del Pollino)

Il monte Alpi, interamente immerso nel Parco Nazionale del Pollino, rappresenta uno dei massicci più singolari del sud Italia per la sua estrema diversificazione ambientale in funzione delle quote (800-1900 metri) e della spettacolare morfologia rupestre nel versante Ovest, particolarmente indicata per sport estremi come l’arrampicata. Il toponimo pare derivi da arpo, la falce usata un tempo dai contadini; alterna pareti spettacolari e versanti dal paesaggio più dolce. Incluso nella Rete Natura 2000, il monte Alpi è identificato come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona a Protezione Speciale (ZPS); il monte è habitat di specie animali protette come l’aquila reale (Aquila chrysaetos), il falco pellegrino (Falco peregrinus) ed il lupo (Canis lupus) e di specie botaniche particolarmente rare, come il pino loricato (Pinus leucodermis). Questo esemplare di pino è presente in Europa esclusivamente nei Balcani e nel sud Italia sui gruppi montuosi Zaccana-La Spina, Pollino, Palanuda-Cozzo del Pellegrino Montea e Monte Alpi. Per questa unicità, oltre che per la sua rara bellezza, è stato scelto come emblema del Parco Nazionale del Pollino. Si tratta di una particolare tipologia di pino, un fossile vivente dal punto di vista evolutivo, che
predilige tratti rocciosi, dirupi e altitudini che vanno dagli 800 ai 2200 metri, oltre ad essere molto longevo (vive fino a 800-900 anni).
Il nome “loricato” deriva dalla corteccia che negli esemplari ultra centenari ricorda la corazza dei guerrieri romani (la lorica), mentre il nome scientifico (leuco, bianco e dermis, pelle), fa riferimento al colore grigio-argenteo dei tronchi. È possibile ammirarlo dalla spettacolare terrazza rocciosa del Belvedere, punto panoramico che consente di distendere lo sguardo sulla vallata sottostante, dopo l’intrico arboreo del bosco Favino, incantevole faggeta secolare e punto di partenza di una rete sentieristica tematizzata, elemento di punta della complessa struttura del Museo Naturalistico Ambientale.

 

Monte Raparo (Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese)

Seconda vetta più alta del territorio comunale (1764 metri), ricadente nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, il monte Raparo si presenta diverso a seconda dei punti di osservazione e dei visitatori. Per le sue caratteristiche riesce a suscitare l’interesse di vari studiosi: dal botanico al geologo, dallo storico allo speleologo, fino all’archeologo. Classificato come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona a Protezione Speciale (ZPS), la cima è interessata da una prateria di quota (festuco-brometalia), mentre più in basso vegeta una fitta faggeta. Ammirato dalla valle dell’Agri, non dà l’impressione di una vera e propria montagna, perché la vegetazione lo copre fino alla cima.
Da Castelsaraceno, invece, è una finestra tettonica: appare visibile, infatti, il tetto determinato da un contatto tettonico che sovrappone terreni calcarei di scogliera di età infracretacica. Ma è sulla vetta che Raparo sprigiona il suo fascino, con gli altipiani ondulati, le fosse soffici ed erbose, protette da bianche pietre disposte a circolo e dove pascolano, indisturbate, mucche podoliche e cavalli, giovandosi della preziosità delle innumerevoli erbe officinali del massiccio e dei ripari naturali offerti dalle numerose grotte.
Tra le specie faunistiche protette sono presenti esemplari di lupo (Canis lupus), lontra (Lutra lutra), capovaccaio (Neophron percnopterus), gufo reale (Bubo bubo) e picchio nero (Dryocopus martius). Definiscono il profilo montuoso le gole calcaree del torrente Racanello, dove è possibile ammirare il Mulino Mancuso, risalente al XVI secolo, opificio importante per l’economia agricola dell’epoca. Da visitare, alle falde della montagna, l’Abbazia di Sant’Angelo, risalente al X secolo e costruita da monaci basiliani su una grotta nella quale convivono affreschi raffiguranti santi e formazioni di stalattiti e stalagmiti di grandissime dimensioni.